lunedì 14 dicembre 2015

UNA CAGATA PAZZESCA

E te ne stai lì, sulla tazza del gabinetto in cerca d'ispirazione, quando improvvisamente quella arriva. È un'idea rivoluzionaria, capace di sconvolgere l'intera comunità scientifica. Hai lo stomaco in subbuglio, tanto che emetti anche alcune flatulenze, a indicare che il processo digestivo è giunto al termine, contemporaneamente a quello cognitivo. Tu però voli alto, sogni la profonda gratitudine di quelle persone cui migliorerai la vita con la tua sbalorditiva scoperta. Il Nobel è lì a un passo e già assaggi una fetta della grossa Crostata della Gloria. Mentre ci pensi, ti si bagna la fronte, senti di dover spingere con tutte le tue forze, perché anche laggiù in basso c'è qualcosa che brama di uscire alla luce. E quindi lanci un rauco grido da cinghiale preso per metà in una tagliola, un grido che parte con "Eureka!" e finisce con un rantolo. Madido, esausto, svuotato dall'interno, ti alzi di scatto in cerca del rotolo di carta igienica. Neanche noti l'enorme LZ 129 Hindenburg, miracolosamente intatto, che hai deposto. Apri le finestre per far entrare l'aria e chiami Marisa, tua moglie, perché non stai più nella pelle, devi raccontarle dell'idea che hai avuto, non vedi l'ora di teorizzare il tutto, una scoperta così è il futuro della scienza. Poi Marisa arriva, si tiene il naso tappato. Ti ricorda che hai esagerato con i caffè, che prendi sempre senza zucchero, e con la peperonata dell'altra sera. Simula perfino dei conati di vomito. Ti rimprovera perché non hai tirato lo sciacquone, si avvicina alla tazza e ci guarda dentro. Pausa d’effetto.
È lei che lo vede per prima e quasi sviene dall’emozione. Il più perfetto stronzo mai defecato. Si commuove, e tu puoi giurarci che quelli che scintillano sulle guanciotte, sono lacrimoni sinceri, stille di lei che non si scompone mai davanti a nulla. Ti riempie di complimenti, sostiene che è la cosa migliore che tu abbia mai fatto, dice che è più felice di quando ha partorito, anzi, che questo è un parto in piena regola, e inizia a pensare a un nome per lo stronzo galleggiante. Filippo, come il nonno? Avrebbe sempre voluto chiamare vostro figlio Filippo, ma avete avuto solo due femminucce. Dobbiamo metterlo in una teca, dice lei, Anzi no, un bel pezzo di merda così, dovrebbe stare in un museo, così che tutti possano ammirarlo. Tu vorresti raccontarle dell'idea che hai avuto, anche lei è una scienziata, dopotutto, e si è sempre dimostrata entusiasta delle tue confidenze in ambito lavorativo. Lei però è già al telefono, sta chiamando amici, parenti, vicini di casa. E in breve arriva anche la stampa, la televisione locale, poi la televisione nazionale, e nel giro di un paio d’ore ti trovi a parlare in diretta, davanti a milioni di telespettatori, del tuo incredibile stronzo, così perfetto, così massiccio, così fragrante. Senti Marisa aggrappata al tuo braccio, puoi percepire il suo amore, quanto è fiera di te e del "vostro" stronzo. Lo sente anche suo, come un figlio, come uno di famiglia. Nel frattempo lo stronzo è stato adagiato su un cuscino di velluto, e tutt'intorno a lui, si è assiepata una marea umana di curiosi indiscreti. Qualcuno dubita della sua autenticità, qualcuno suggerisce l'ipotesi che forse sono due stronzi diversi, artificiosamente montati insieme. I più non diffidano, sono affascinati. Un ragazzino ti chiede se può farsi un selfie con te e con il pezzo di merda. Ed ecco che ti sembra di impazzire: prima l'hai tollerata, questa follia, adesso è francamente troppo. Strattoni Marisa, fai un casino davanti alle telecamere, che non ti dico. Urli, Uscite da casa mia! Andatevene! Qualcuno borbotta, qualcun altro sostiene che la fama ti ha cambiato, che sei diventato uno stronzo. Stronzo? Ah, questa è bella, se non fosse stato per quel ridicolo ammasso di feci, adesso tu staresti pensando alla tua scoperta, a quell'idea che adesso è sbiadita, accidenti a te che non hai pensato di trascriverti degli appunti… Tutti i calcoli sono da rifare!
È sera e Marisa ti tiene il broncio e ti manda a dormire sul divano. Sul tuo letto fa spazio allo stronzo, sarà lui a dormire comodo.
Durante la notte hai un incubo e ti svegli di soprassalto. Ti annusi sotto le ascelle e ti disgusti da solo, puzzi quasi come il tuo stronzo. Avanzi verso il bagno, nello stanzino dove tutto è cominciato, e ti guardi allo specchio. Osservi il tuo colorito, sempre più olivastro. C'è qualcosa che non va, pensi, provi a chiamare Marisa ma la tua lingua impastata non vibra. Perdi l'equilibrio e cadi a terra, frani su te stesso, su quel mucchietto di te, quel cumulo sempre più bruno, che olezza da far schifo. E d'un tratto, quelle che erano le tue braccia, sono i resti della peperonata di due giorni prima. E quelle che erano le tue gambe, sono fondi di caffè, neri, senza zucchero.
Ti accorgi troppo tardi di essere diventato uno stronzo.
Quello che dorme nel tuo letto, abbracciato a Marisa, è lo stronzo che ora ha assunto le tue sembianze. È successo tutto nello stesso momento: tu diventavi uno stronzo, lui diventava te. E puoi vederlo sorridere, mentre prende conoscenza. Si alza, sempre con quel suo ghigno beffardo. Quello stronzo ti ha rubato l'idea, la tua idea rivoluzionaria, l'idea sulla quale stavi lavorando da mesi e che farà fare passi da giganti alla scienza e all'industria bellica.
Lo vedi che compone il numero al telefono e avverte i tuoi superiori. Eureka, dice lo stronzo.

E si attribuisce il merito dell'invenzione della Tua bomba.

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