L’uomo non riesce a prendere
sonno. Coricato sull’umido pagliericcio, fissa le fenditure tra le marcescenti
travi di legno, scorgendo le stelle e la pallida luna, che illumina quella
notte silenziosa di una tenue luce argentata.
Sua moglie Maria è
raggomitolata alla sua destra: ringraziando Dio, sta dormendo il sonno dei
giusti, stremata dopo la fatica di quel parto miracoloso e bizzarro.
Adesso l’uomo, che come
avrete intuito è Giuseppe, si gira su un fianco e fissa la mangiatoia.
Nella mangiatoia, infagottato
da vecchi stracci, c’è quel bambino che non è suo. Ormai la frittata è stata
fatta, e non si poteva farla, la frittata, senza rompere un uovo, pensa
Giuseppe, compiacendosi di aver trovato una metafora così calzante.
La donna sta sognando,
ripensa ancora eccitata a quell’incontro, nove mesi prima a Nazareth.
Tutto era cominciato con
l’arrivo di quel viandante biondo, che non poteva essere altri che un angelo. Il
suo promesso sposo, Giuseppe, era al lavoro tra le seghe e le assi di legno,
quando lei sentì bussare alla porta.
Maria aveva l’ordine
tassativo di non fare entrare nessun uomo nell’intimità della sua casa, in
assenza di membri della famiglia. Lui però non era un uomo, era un angelo. Pregò
il magnanimo Padre Celeste perché gli concedesse giudizio, poi fece entrare lo
straniero, che ristorò con il pane bianco e del vino.
Lo straniero si presentò come
Gabriele, e disse di essere davvero un angelo. Lei, con le mani tremanti, versò
altro vino.
“Ti saluto, o piena di grazia,
il Signore è con te!”, disse quindi l’angelo, e lei ne rimase turbata,
domandandosi che significato avesse una tale riverenza.
“Non temere, Maria, perché
hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e
lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo; il Signore Dio
gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di
Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
Allora Maria disse all’angelo,
“Com’è possibile, non conosco uomo”. E lui rispose, “Lo Spirito Santo scenderà
su di te…” e mentre ancora la lusingava, si tolse la tunica lacera e scoperse
il suo busto nudo e poderoso, gli ampi pettorali, la schiena forte dalle cui
scapole si dispiegavano due lunghe ali piumate.
Maria guardò con soggezione
quell’essere mezzo uomo e mezzo uccello: guardò l’uomo, guardò l’uccello.
Quindi Maria disse, “Eccomi,
sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.
Così Maria si trovò incinta. Giuseppe,
che aveva intuito qualcosa, non sapeva come comportarsi. Una notte, però, gli
apparve in sogno un angelo del Signore, che gli disse, “Giuseppe, figlio di
Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è
generato in lei viene dallo Spirito Santo”.
Giuseppe aveva obbedito
all’angelo, accettando la gravidanza di Maria.
Nel ventre della sua sposa
bambina, erano riposte tutte le speranze per la salvezza dell’Umanità, l’aveva
detto un angelo, un messo di Dio. E questo ventre cresceva senza fretta,
dovettero passare diversi mesi prima che si notasse la rotondità.
In quei giorni dove Maria era
attanagliata dai crampi e pervasa dalle nausee tipiche del suo stato, Giuseppe
andava a sedersi in cortile, all’ombra verde delle foglie ruvide del fico. Lì,
pregava e si forzava di credere alle parole dell’angelo. “Piaccia al Signore
che sia un maschio, Emmanuele, Dio è con noi”, ripeteva tra sé e sé.
Passano i giorni, le
settimane, i mesi, poi arriva la chiamata per il Censimento, e Giuseppe, con Maria
ormai prossima al travaglio deve mettersi in viaggio, seguendo a dorso di
mulo una piccola carovana diretta a Gerusalemme.
I due sposi si fermano a
Betlemme, perché ormai è chiaro che Maria partorirà di lì a poco. Si sistemano
in una capanna, che è la stessa nella quale si trovano ancora adesso,
provvisoriamente accampati.
La levatrice è arrivata di
corsa, “Presto, fate presto!” ha urlato Giuseppe, sempre più nervoso. Maria ha gridato,
urla sovraumane da fare accapponare la pelle. Un’altra spinta ed ecco che è
venuto alla luce, il neonato tanto atteso.
Con stupore di tutti, però,
non s’è trattato di un bambino di carne e ossa, ma…
Un uovo.
Un uovo simile a come ci si
può immaginare un uovo di un angelo. Quell’uovo si è schiuso poco dopo, e da
sotto il guscio ha fatto capolino un bambino biondo come l’angelo, senza ali
come Maria.
Licenziata la levatrice e
addormentato il piccolo, posto il fagottino accuratamente in una mangiatoia,
Giuseppe e Maria si coricano.
Lei, spossata, ma con un
sorriso in volto.
Lui, pieno di dubbi sul sesso
degli angeli. “Figlio di… Dio?”, ripete a se stesso.
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