Per uno di quei moti d’insofferenza verso la tediosità della
vita quotidiana che colgono, talora, anche le persone di minor fantasia,
Guidrigildo Bai, quarantaquattro anni, impiegato postale, una sera d’estate,
mentre rincasava a piedi dal suo ufficio, decise di proclamarsi imperatore del
più esteso territorio del mondo.
Sennonché, circa a metà del viale Federico di Prussia, s’era
quasi convinto che nessuna delle nazioni già esistenti si sarebbe mai sottomessa
a lui, figuriamoci un Grande Impero.
Questa è la parte difficile. Con una sola eccezione, tutte
le terre emerse sono state rivendicate da qualcuno. Qual è l'eccezione?
L'Antartide. “In questo caso, anche se fossi disposto ad affrontare il clima e
il problema di attirare una popolazione, l'Antartide è gestita dalle nazioni
più potenti, ed è improbabile che qualcuno mi lasci piantare una bandiera!”.
“Gildo”, gli disse la moglie qualche giorno dopo “pagherei
qualsiasi cosa per sapere cos’hai. Sei sempre pensieroso. E di notte ti lamenti
e parli!”
“E cosa dico?”
“Ti preoccupi di quello che dici nel sonno? Vedi che mi
nascondi qualcosa?”
Guidrigildo prese coraggio. Era ora che proclamasse la sua
Dichiarazione d’Indipendenza.
“D’ora in poi rivolgiti a me solo come Guidrigildo Primo
Bai. L’altra sera ho deciso di farmi riconoscere imperatore, e credo di aver
trovato cosa rivendicare. Sarò il Principe Supremo di tutti gli Interstizi.”
“Di cosa?” la donna sussultò e sgranò gli occhi.
“Tutte le terre emerse sono occupate da nazioni che un bel
giorno, di punto in bianco, hanno fissato dei confini. Ci sono ben 206 stati
sovrani e tutti confinano tra di loro. Non capisci qual è il punto?”
“Dev’essere che stai per avere un esaurimento!”
“Il punto è che nessuno ha mai rivendicato gli Interstizi,
lo spazio tra un confine e l’altro! Ecco perché ho deciso di farlo io!”
La signora Bai scoppiò a piangere, gli disse che era un
fanatico, un esaltato, la discussione si accese, lui la colpì con una ciabatta,
non si doveva permettere, e fu così che nel giro di qualche minuto il Principe
Supremo di tutti gli Interstizi fu sbattuto fuori di casa.
Guidrigildo, in piedi sul vialetto, chiuse la valigia
riempita frettolosamente con qualcuno dei suoi effetti personali e si convinse
che in qualità di cittadino di uno stato fatto d’interstizi, non poteva vivere
in una casa, ma sul confine tra la sua proprietà e quella che non è la sua
proprietà. Si convinse che l’unico luogo che potesse effettivamente chiamare
“il suo Palazzo Imperiale” fosse un non-luogo concettuale attraversabile solo
nel momento in cui era sbattuto fuori di casa dalla moglie. Non prima, in casa.
Non dopo, sul vialetto. Durante il passaggio, nell’interstizio.
Provò a farsi buttare fuori di casa altre volte dalla moglie
ma quella chiamò i carabinieri e Guidrigildo Primo Bai passò la notte in
prigionia, in uno stato che non riconosceva più come il suo.
L’Imperatore fu rilasciato il giorno seguente. Dovette
subire le derisioni di quegli ufficiali stranieri che lo tradussero fuori dalle
carceri e lo trattarono come un mitomane qualsiasi.
“Ve la farò pagare, infami lanzichenecchi!” apostrofò
Guidrigildo Primo Bai, con fare solenne. Alle sue minacce non seguirono però
delle formali dichiarazioni di guerra.
Passò circa un mese. Si ebbero notizie di Sua Altezza
all’aeroporto Giulio Cesare, dove si stava per imbarcare su un volo con
destinazione Sidney, Australia. Fece ordinatamente la fila all’imbarco, in
mezzo a tutti i plebei che prendevano quel comune volo di linea. Si sedette su
una poltroncina vicino al finestrino, accanto ad un grassone sudato che dondolava
come un budino. Quando l’hostess passò a controllare che si fosse allacciata la
cintura di sicurezza, senza farsi vedere, Guidrigildo Primo Bai stracciò il suo
passaporto italiano e la sua carta d’identità.
Ne conseguì che all’arrivo all’aeroporto di Sidney,
l’Imperatore sprovvisto di regolari documenti fu fermato e rimandato in Italia
con il primo volo diretto. E in Italia, l’Imperatore sprovvisto di regolari
documenti fu fermato e rimandato in Australia con il primo volo diretto. E in
Australia, l’Imperatore sprovvisto di regolari documenti fu fermato e rimandato
in Italia con il primo volo diretto. Così per sempre, fino alla fine dei suoi
giorni, quando morì all’età di quarantasei anni per dissenteria del
viaggiatore.
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