Re Eadwig aveva compiuto ventiquattro anni. Un’età eccezionale, in un’epoca in cui la speranza di vita media era di appena dodici anni. Dopo la lunga e spossante guerra, un’epidemia di peste, una di lebbra, ancora la peste e la moria delle vacche, il compleanno del monarca era il primo evento lieto dopo quarantott’anni, cioè quattro generazioni.
I contadini, stremati dalla carestia, non avevano esitato nel donare quel poco che possedevano per finanziare la stupenda festa per Re Eadwig. Le casse della Corona erano colme di tributi e le casse del camposanto colme di cadaveri di contadini che invece avevano esitato.
Il banditore, dal centro della piazza, poté annunciare solennemente:
“Il giorno nove aprile, dell’anno del Signore millecentocinquanta, Eadwig, Re della Guienna, indirà presso la sua Corte, un certame coronario in lingua volgare, cui saranno ammessi tutti i trovatori del regno. Chi allieterà maggiormente il sovrano, vincerà una piuma di fagiano, un sasso, il bandolo di una matassa e una giovenca gravida”
La voce del ricco premio si sparse rapidamente in quelle terre disgraziate, e furono molti che si misero in cammino verso la capitale, con solo un tozzo di pane in tasca e l'umile crogiuolo vuoto.
Arrivò così il grande giorno. Re Eadwig era di ottimo umore. Si sedette sul suo tono di ossa umane e sparò un colpo di balestra in testa al figlio prediletto.
Ah, non vi ho detto che Re Eadwig era un pazzo sanguinario, cannibale, coprofilo e stupratore di gattini. Forse non lo sapeva neanche il primo trovatore, che dopo aver assistito alla scena del violento omicidio, se la fece addosso e proprio, non voleva saperne di recitare la sua poesia. Re Eadwig gli fece strappare i pollici e ordinò che fosse appeso a testa in giù, con tutto l’intestino sbobinato. Il primo trovatore emise una poesia ermetica, e poco dopo ei fu, siccome immobile.
Il secondo trovatore fu celere nell’inchinarsi dinanzi a Re Eadwig. Tremante come una foglia, prese a declamare una poesia sul rosignolo.
“Quel rosignuol che sì soave piagne…”
BANG! Un colpo di balestra fracassò la testa del rimatore, che esplose in mille brandelli.
Il Re caricò nuovamente l'arma, ed eccitato chiese un altro artista.
“La rondine vola alta, e dell'aprile s’esalta…”
BANG! Il dardo si conficcò nella gola del terzo trovatore.
“All’imbrunir del giorno…”
BANG! Il quarto trovatore, colpito al polpaccio, si accasciò continuando a rimare:
“…ritorna al nido, lo storno!”
BANG! BANG! Un colpo a vuoto e uno, fatale, al centro del petto.
Centoquattordici trovatori dopo, i trovatori finirono.
“Trovatemi dei tovatori!”, gridò Re Eadwig, rosso di sangue, oscenamente esaltato.
Le guardie del Re partirono alla ricerca di poeti freschi. Cavalcarono attraverso tutte le terre della Corona, frugando villaggi, castelli, case, cascine, stamberghe, catapecchie, capanne, chiese e conventi. Entro sera, consegnarono a Re Eadwig ottantadue nuovi sedicenti verseggiatori, compreso un impertinente che aveva risposto loro per le rime.
BANG! BANG! BANG!
Il Re sparò al mucchio dei poeti e delle guardie, senza preoccuparsi di fare distinzione.
Compiuto il massacro, si alzò in piedi. “Dichiaro concluso questo certame coro…”
“No, maestà! Anch’io voglio gareggiare!”
Il coraggioso menestrello che aveva preso parola era un giovincello che rispondeva al nome di Piripacchio di Domodossola.
“Hai fegato ragazzo!” Disse il Re, sventrandolo con un pugnale dalla punta ricurva ed estraendogli quell'organo dal petto.

Nessun commento:
Posta un commento