sabato 3 ottobre 2015

UN SOTTERFUGIO LEVANTINO

Ašgabat, letteralmente “città dell’amore”, è la capitale del Turkmenistan. Fondata dai Parti, fu rasa al suolo da un terremoto nel I secolo. Grazie al traffico dei commercianti che percorrevano la Via della Seta, rifiorì e divenne un centro prospero, ma fu nuovamente rasa al suolo nell’XI secolo dai selgiuchidi e poi nel XIII secolo dai mongoli. Poi fu rasa al suolo dal turkmeni, che la riedificarono daccapo. La città resse fino al 1881, quando arrivarono i russi a raderla al suolo. I russi ricostruirono Ašgabat e la dotarono di un’efficiente stazione che collegava il centro a tutti i principali gulag siberiani. Purtroppo però, nel 1948, un nuovo sisma rase al suolo Ašgabat, letteralmente “città dell’amore”, proverbialmente “città della rogna”. Ašgabat 6.0 era l’ultima versione della città, fasciata da impalcature e punteggiata di cantieri aperti, “che tanto poi viene giù di nuovo”, dicevano gli abitanti, e nessuno aveva voglia di spostare le ruspe o di finire i lavori.
Quella sera, in un piccolo locale sulla Prospettiva Machtumkuli, si teneva la finale del Campionato del Mondo di Pinnacolo. L’atmosfera folclorica era perfettamente resa dall’alito etilico della marmaglia di turkmeni sbronzi assiepata intorno al tavolo da gioco. A destra del mazzo degli scarti, o “pozzo”, com’è propriamente detto, il campione in carica, il temibile kazako Maksim Vlaminskij, conosciuto altresì come il Diavolo di Astana. A sinistra del pozzo, con la fronte grondante sudore e l’espressione concentrata, stava invece il bizantino Vantin.
Il tifo era spaccato in due. Il kazako s’alzò in piedi, strappandosi di dosso la camicia, che aveva trattenuto a stento un fisico erculeo e una peluria scimmiesca. Fu acclamato dalla curva destra degli sbronzoni, e si sentì un forte odore di alito alla vodka in direzione delle loro grida.
A sua volta, il bizantino Vantin s’alzò in piedi, si deterse il sudore con un fazzoletto di stoffa e poi fissò il suo rivale, diritto negli occhi. Non voleva apparire debole, anche se il cuore gli batteva forte nel petto. Di fronte a tanta audacia, anche la curva sinistra esplose in grida di supporto che puzzavano della birra locale, l’imbevibile ma economicissima Gourbansky Pijvo.
Il mazziere diede le carte, 13 a testa. Rimesso il mazzo al centro del tavolo, scoperse la prima, che era un tre di quadri. Vlaminskij e quel ragazzo Vantin si sedettero, e nessuno fiatò, perché toccava al grossissimo kazako fare la prima mossa. Vlaminskij pescò il 3 di quadri, ed esplose in una spaventosa risata che proveniva dalle viscere della terra.
La sua enorme mano nodosa appoggiò sul tavolo un “doppio” servito in prima mano, vale a dire Re, asso, due, tre, quattro, cinque, sei, sette di quadri. Con questa mossa, il Belzebù di Astana aveva steso il campione islandese in semifinale, mandandolo in coma. Il Diavolo calò alche un tris di quattro, tanto “chi cazzo se ne frega, la vittoria è mia”, pensava in cirillico. Poi scartò una Regina di picche e rimase con due carte in mano. “Alla prossima chiudo, e per te è finita, levantino. Ti stacco la testa e col cranio fracassato, ci faccio un posacenere!”, disse programmatico.
Toccava al bizantino Vantin.
Il bizantino Vantin pescò la Regina di picche, e come ogni volta, il prodigio avvenne. Tutte le carte che quel ragazzo Vantin aveva in mano, si tramutarono istantaneamente in due di picche.
Andava sempre a finire così, con un due di picche ogni volta che si avvicinava a una donna. Quel levantino Vantin, stirpe indomita di ragazzo bizantino, capito l’andazzo se n’era fatto una ragione. Un due di picche ogni volta che si avvicinava a una donna. Quel bizantino era diventato un campione di Pinnacolo, proprio in virtù del fatto che i due di picche sono “mattini” o “pinelle”, cioè i jolly di quel gioco di carte.

Il ragazzo Vantin pose sul tavolo la sua clamorosa “calata di pinelle”, questo il termine tecnico, che non valeva doppio, ma che lo condusse agevolmente alla vittoria.

Ašgabat. Futuristici edifici di cartapesta si stagliano sulla Prospettiva Machtumkuli.

Donne turkmene al mercato del pane secco di Ccchk. Il pane è utilizzato come
materiale edile, al pari della cartapesta.

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