Per #RaccontiDistopici
Fratello Minore combatteva con ostinazione il panico. Non avrebbe saputo dire da quanto tempo questa tensione montasse, perché il concetto di tempo non gli apparteneva. Egli semplicemente un giorno prese coscienza di esistere, ed ebbe paura. Se n’era sempre stato lì, in quello spazio angusto e scarsamente illuminato, immerso in una sostanza appiccicosa e putrescente. Le sue due estremità, progressivamente erano diventate più dense, e anche se il centro del suo corpo era trasparente e fluido, vi fu un momento da cui fu perfettamente in grado di distinguere ciò che era da ciò che non era. Aveva freddo, Fratello Minore. La sua temperatura corporea era sempre stata bassissima, e questo conferiva una tinta azzurrina ai suoi estremi. Quando se ne stava raggomitolato a spirale, univa le due estremità colorate fino a formare una sfera bluastra pulsante, tremolante. Si schiacciava su di sé come per scacciare quell’agghiacciante sensazione di vulnerabilità che lo pervadeva. Combatteva con ostinazione il panico, fin da quando ne aveva memoria.
Fratello Minore combatteva con ostinazione il panico. Non avrebbe saputo dire da quanto tempo questa tensione montasse, perché il concetto di tempo non gli apparteneva. Egli semplicemente un giorno prese coscienza di esistere, ed ebbe paura. Se n’era sempre stato lì, in quello spazio angusto e scarsamente illuminato, immerso in una sostanza appiccicosa e putrescente. Le sue due estremità, progressivamente erano diventate più dense, e anche se il centro del suo corpo era trasparente e fluido, vi fu un momento da cui fu perfettamente in grado di distinguere ciò che era da ciò che non era. Aveva freddo, Fratello Minore. La sua temperatura corporea era sempre stata bassissima, e questo conferiva una tinta azzurrina ai suoi estremi. Quando se ne stava raggomitolato a spirale, univa le due estremità colorate fino a formare una sfera bluastra pulsante, tremolante. Si schiacciava su di sé come per scacciare quell’agghiacciante sensazione di vulnerabilità che lo pervadeva. Combatteva con ostinazione il panico, fin da quando ne aveva memoria.
Fratello Minore però non era solo. Certe volte percepiva del
calore e le sue estremità dense si facevano più spesse. Questo voleva dire che
Sorella Maggiore si stava avvicinando. Sorella Maggiore era più calda e
compatta. Misurava forse il doppio di Fratello Minore, ed era riconoscibile
nella semioscurità per il suo scintillante colore rosso. La presenza
rassicurante di Sorella Maggiore scioglieva un poco dell’inquietudine di
Fratello Minore, tanto che solo in sua presenza egli si dilatava, stiracchiando
tutto il corpo appallottolato, fino a formare un’ellisse di un blu più saturo.
Quella volta fu diverso. Il panico non accennava a decrescere, e il pulsare del
fragile corpo di Fratello Minore s’era fatto violento, irregolare, simile ad
uno spaventoso singhiozzo. Inconsciamente, Fratello Minore avvertiva qualcosa:
un innalzamento della sua temperatura, o il mutare dell’ambiente viscoso in cui
fluttuava. Sorella Maggiore gli si accostò, fin quasi a sfiorarlo.
“Ci siamo” pensò Fratello Minore, “stiamo morendo”.
I due Fratelli potevano penetrare l’uno nei flussi di
pensiero dell’altra. E così, una corrente azzurrina di tormenti si mescolò a un
fiotto scarlatto di tiepido sollievo.
“Anch’io sento qualcosa. Sento che non smetteremo di
esistere, e che tutto questo è necessario”.
“Necessario per cosa?”
“Non lo so, ma devi fidarti. Ti fidi di me?”
“Io… non… lo…”
Improvvisamente la temperatura salì vertiginosamente, e
Sorella Maggiore scoppiò di un fragoroso rosso. La sua struttura si liquefece e
impregnò Fratello Minore, in un abbraccio ustionante. Una luce accecante fu
l’ultima cosa che Fratello Minore vide.
“Mi fido di te!”, fu l’ultima cosa che disse. Immagini
residue, un vago lampeggiare.
E poi, le entità conosciute come Fratello Minore e Sorella
Maggiore, cessarono di essere.
Il pianto di un neonato ruppe il silenzio dei dottori
concentrati. Appena estratti dall’Amnios Artificiale sembrano tutti brutti come
scimmie nude, ma questo bambino aveva davanti una brillante carriera, tutta già
programmata. Sarebbe diventato il figlio di una coppia di alti funzionari della
Classe Alta, interamente creato in laboratorio da gameti di prima qualità.
Tutte le fasi della gestazione erano state seguite con scrupolosa attenzione
per evitare il minimo malfunzionamento fisico. Il capolavoro però era
costituito dalla sua personalità, congegnata in laboratorio inibendo al massimo
la Parte Fragile in favore della Parte Forte. Tempo una ventina di anni, e
questo lattante sarebbe stato in grado di impartire ordini con determinazione,
dimostrando la stoffa di un leader. Il complicato intervento al cervello era
avvenuto senza complicazioni, e la cicatrice si sarebbe rimarginata nel giro di
qualche anno. Due braccia meccaniche depositarono il bambino nell’incubatrice.
Solo allora i dottori, mentre si compiacevano per il loro lavoro, notarono quel
particolare. Il bambino aveva un occhio rosso e uno azzurro.
Il dottore più anziano si lasciò sfuggire un’imprecazione e
batté un pugno sul tavolo.
“Non possiamo presentare un handicappato con un occhio
azzurro al Ministro… Quest’aborto non può diventare suo figlio!”
Uno degli assistenti provò a giustificarsi: “Eppure abbiamo
controllato più volte i valori, ed erano normali. La Parte Fragile doveva
essere collassata…”
“Invece è sopravvissuta, e questo perché siete degli
incapaci! È già la seconda volta che mi combinate dei pasticci. Buttate via
questo sbaglio e preparatemi un altro corpo, vi torno a far vedere come si
lavora, qui!”
“Sì, signore!”
Gli occhi del dottore anziano scintillarono di un rosso senza
pietà. In un battito di ciglio i suoi sottoposti obbedirono, e quello più lungo
e straziante fu l’ultimo grido dell’esperimento numero 2. Il Decreto sulle
Nascite stabiliva che solo gli esemplari perfetti potevano crescere e far parte
della Classe Alta: la debolezza non era tollerata. Andava peggio ai membri
delle Classi Basse, che ancora mettevano al mondo dei figli con il parto
naturale. I bambini venivano soppressi se eccedevano, e le donne erano in larga
parte sterilizzate.
Orrore. Odore di carne bruciata, fra le ombre della cupola
d’incenerimento. Visioni fobiche come di uova di ragno che si schiudono. Là
fuori, il cielo stava accennando all’inizio di un’alba registrata. Non c’erano
più voci, non c’era più un corpo. Figlio Unico prese coscienza di esistere, ed
ebbe paura.

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