Era un mezzogiorno caldo e appiccicoso e non tirava un filo
d’aria. Al lato del marciapiede c’era l’auto della polizia, che i vicini
avevano chiamato circa un’ora prima. Da quell’auto era sceso un commissario
ciccione, con un risibile parrucchino. C’era tutto un nugolo di gentaglia,
facce curiose dei vicini e anche qualcuno venuto lì apposta dalla campagna.
Un’orda di mosche intorno alla merda. Come fu che il poliziotto ciccione scelse
proprio me, non lo so. Me ne stavo appoggiato allo steccato a pensare ai cazzi
miei! Guardavo anche da un’altra parte: stavo fissando un cane giocare con un
barattolo.
“Tu”, mi fece “lo conosci il tizio che abita qua?”
“Certo che lo conosco”, risposi io “tutti in paese sappiamo
chi è. Una volta era imbottito di soldi e faceva la bella vita a Hollywood. Era
uno del cinema!”
“Pieno di fighe”, pensai anche, poi riflettendo mi dissi: “So
mica quanto pieno di fighe, mai visto con una figa. Forse gli piace l’uccello?
Tutti svitati questi attori…”
Mi dice, il ciccione: “Mettiti una maglia e vieni con me,
aiutami a sfondare la porta!”
In effetti, me ne stavo lì in pieno sole a coltivarmi un
cancro alla pelle, ero scorticato. Qualcuno mi buttò la canotta, che avevo
lasciato ad asciugare dopo che quello stronzo del Nano mi ci aveva rovesciato
sopra la birra.
Con due spallate, la porta che era di vecchio legno marcio,
cedette.
Ora, non m’immaginavo uno scenario troppo festoso, una volta
oltrepassata la soglia. Altrimenti i vicini non avrebbero chiamato la polizia.
Prima il Tizio del Cinema non raccoglie la posta per giorni, poi non risponde
al telefono o non apre a nessuno neanche se ti dimentichi il dito pigiato al
campanello. Me lo immaginavo mummificato sul divano, con l’uccello in una mano
e il telecomando in un'altra, stroncato nel bel mezzo di un infarto mentre si
guardava sulla pay tv uno dei suoi porno sodomiti. Entrati nella casa, che era
lurida, la polvere s’alzò e volteggiò e c’era un puzzo di stantio che veniva da
un sacco di cose. La spazzatura era ammucchiata in ogni angolo e avremmo potuto
raccogliere gomitoli di ragnatele per rifarci un intero guardaroba di maglioni
invernali. La luce che colava dalle tende logore illuminò un oggetto
penzolante, che era ovviamente l’inquilino che non rispondeva al campanello.
Era appeso per il collo come una salama da sugo. Ecco, quindi come si
presentava lo scenario:
una bella merda, complessivamente. E lo costatai reggendo la
testa sudaticcia del commissario Basettoni che vomitava tutta la sua cicciosissima
cena del giorno prima.
Ci fu il funerale, il giorno dopo. Tutta la Topolinia che
conta era presente. Topolino con Minnie, Eta Beta, il professor Zapotec. Nelle
prime file dei banchi della chiesa vidi perfino il celebre magnate sfondato di
grana, Paperon De’ Paperoni. E poi un’interminabile processione di fan che si
accalcavano per toccare la bislunga bara di legno bianco di Pippo.
Prossimamente al
cinema, non perdetevi le avventure di Topolino e la sua nuova spalla Jake
Gyllenhaal!

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