È sempre un piacere riaversi alle prime luci del giorno, con
la sveglia che intona un Requiem, il gatto che miagola lagnoso, e tutta una
sequela d’improperi sulla suina Madonna, perfettamente scanditi, che sciorina
senza censure la tua bocca secca, e neanche ti accorgi e hai già meritato il
fuoco delle Malebolge. Ti raggomitoli tra le coperte ed è come se Alichino e
Calcabrina, Cagnazzo e Barbariccia rigirassero lo spiedo, così arrostisci bene
anche dall’altra parte. E giù di bestemmie agli dei cani e al gatto che
continua a piagnucolare come se ci si trovasse lui, impalato nel barbecue
demoniaco di un risveglio lancinante. Libicocco e Draghignazzo, Cirïatto
sannuto e Graffiacane, Farfarello e Rubicante pazzo, tutti i diavoli dell’inferno,
tutti intenti a fare un fracasso infernale sbattendo le pentole, ma non i
coperchi, nella sala dei concerti del cervello.
La Mattina Puttana ha sgravato ancora, e come un feto
sanguinante, nudo e vulnerabile, riemergo dal bozzolo delle mie lenzuola per
schiudere finalmente gli occhi.
“Lo so che hai fame, Miaometto!”
Miaometto è il nome del gatto. Un nome del cazzo, lo
ammetto. Il gioco di parole tra “miao” e il Profeta potrebbe costarmi la vita,
il giorno in cui decidessi d’invitare un fondamentalista islamico imbottito di
tritolo a prendere il the.
La ciotola di Miaometto strabocca di schifo per gatti. Ha
delle pretese, quel felino viziato!
“Miao, miao, col cazzo che la mangio questa pappetta di
emorroidi di stegosauro!”
Raggiungo il bagno, col gatto che mi si struscia tra le
gambe con insistenza. Probabilmente vuole farmi cadere, uccidermi e mangiarmi
il cervello.
Evito di guardarmi allo specchio, raggiungo direttamente il
cesso e finalmente piscio.
Ahhh, ecco il momento più appagante della giornata.
L’urina scende scintillante e scrosciante. Il getto,
perfettamente calibrato, mi mette in pace con il mondo. Il primo obiettivo della giornata è stato
centrato perfettamente. Poi mi perdo nella delicata fase del dondolio, che è
una sorta di dolce appendice al risveglio. Fino all’ultima goccia, mi godo
l’inebriante potere della salvifica prima pisciata del mattino, ben consapevole
che tutte le pisciate che mi ricapiteranno durante la giornata, non saranno
simili, né per intensità, né per sollievo.
Pensiamo alla colazione. E poi allo scassacazzi, il gatto.
C’è una parola chiave che lega le mie e le sue necessità. Il latte. Apro il
frigo, e ci trovo dentro gli Herman’s Hermits.
“No milk today, my love has gone away
The bottle stands forlorn, a symbol of the dawn”
Impreco la miseria ladra e guardo severo l’unico Amico del
Mattino che mi possa comprendere: una scatola mezza vuota di rivoltanti cereali
olandesi. Melk Hagel Slag. Robaccia al gusto merda, in una simpatica confezione
con due orsi che ridono.
“Per i cereali, ci vuole il latte. Per il rompicoglioni
viziato a quattro zampe, ci vuole il latte. Il messaggio è chiaro, ci vuole il
latte!”
Mi vesto velocemente ed esco senza troppe cerimonie dal mio
appartamento, piantando in asso un letto sfatto e un gatto piagnucoloso, senza
contare i due orsi di Amsterdam. Ci vuole il latte. Mai dimenticarsi il latte.

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