La Santa
Maria, la più grande delle tre caravelle che da mesi veleggiavano verso gli
ignoti confini del mondo, veleggiava verso gli ignoti confini del mondo. L'ammiraglio
Colombo era un genovese, e come i genovesi viaggiava sempre senza pagare il
biglietto. O erano i portoghesi che non pagavano il biglietto? Mah!
Il
nostro ammiraglio poteva fare il bello e il cattivo tempo, comandava una ciurma
composta dai peggiori gaglioffi che si potessero assoldare nei peggiori porti
spagnoli, aveva un fermacarte d'oro con le sue iniziali e un berretto frigio
con scritto “Ammiraglio”, fronte e retro.
L'ammiraglio
Colombo era rispettato dalla sua ciurma, perchè partecipava alle gare di sputi
e i suoi scaracchi erano più grumosi e più neri di quelli di tutti i suoi
marinai, aveva masticato più tabacco di quei rudi uomini e loro riconoscevano
la sua virilità.
Quel
giorno il mare era verde come il vomito del mozzo Mario, che col mal di mare si
era fatto tutto il viaggio e a forza di vomitare aveva un alito che pareva una
fogna a cielo aperto.
Vantin
piovve all'improvviso apparendo dal niente, come il tenente Colombo quando
appare senza preavviso alle spalle dell’assassino. Cadde sul legno del
veleggiante legno con grande fragore di ossa che sbattono sul legno. Tutta la
truce ciurma osservò l'essere piombato dal cielo.
- Uno
scroccone che vuole un passaggio gratis!- disse un rude, che evidentemente l’aveva
scambiato per genovese o portoghese.
- Sono
mesi che veleggiamo verso gli ignoti confini del mondo!- disse un rude che
aveva letto qualche riga più su.
- Sono
mesi che mangiamo solo croste di formaggio come topi di fogna, mangiamoci lo
scroccone!- disse un rude che era anche cannibale tanto era truce e brutto e
sporco e pieno di croste caccole cacca sporco schifo muffa peste lebbra e
ascoltava gli Slayer.
- Buttiamolo
in mare!- disse Mario, ma tutti si spostarono perchè aveva aperto quella
putrida fogna che era la sua bocca.
L'ammiraglio
Colombo si fece largo tra i larghi e si fece anche magro per non offendere
nessuno, arrivò in prossimità di Vantin e disse, con fare autorevole:- Belin!
(che vuol dire “Corna d'alce”)
Qualche
ora dopo, Vantin era seduto al tavolo di Colombo, le carte nautiche
ammonticchiate in un angolo, i due stavano bevendo il the e chiacchieravano
come comari.
- Belin!
(che vuol dire “Per mille ghiande”), tu vieni davvero dal futuro? Allora,
dimmi, quanti scudetti vincerà il Genoa?
- Nove
penso. Ma tu se vai dritto scopri l'America.
- America?
Per quel che me ne frega, belin d'un belin! (che vuol dire “Corpo di Bacco”).
Solo nove scudetti? E la Juve?
L'
ammiraglio Colombo era un vecchio malaticcio, sudava in continuazione e puzzava
di vino. Prese Vantin sotto la sua protezione, gli spiegò che stava andando
verso le Indie con tre caravelle della regina di Spagna, Dio salvi la regina di
Spagna, gli disse anche che il re del Portogallo aveva cercato di fare il
genovese imbarcandosi a scrocco, e che lui l’aveva scacciato dalla nave a calci
nel culo.
La
ciurma di truci schifosi puzzolenti croste sanguisughe pezzenti ladri putrefazione
cacca eccetera era molto invidiosa delle preferenze che il loro ammiraglio dal
berretto frigio accordava al nuovo venuto, meglio sarebbe stato sbatterlo
subito in mare, dicevano.
Un rude
prese parola:- Basta! Siamo stufi di veleggiare verso i confini ignoti del modo
se il nostro ammiraglio non ci racconta le favole prima di andare a letto
perchè deve parlare del futuro con quella specie di cocchino d’un pronipote!
- Ammutiniamoci,
compagni!- disse Mario, vomitando anche l'anima in un potentissimo attacco di
mal di mare.
Siccome
le urla degli sbraitanti marinai coperti di sterco pustole e fango sovrastavano
addirittura la musica e la voce roca di Burzum che usciva a volume altissimo
dai loro apparecchi hi-fi, Colombo e Vantin si preoccuparono seriamente, e
corsero a calmare gli inferociti mezzi uomini e mezzi australopitechi.
Vantin
cercò di calmarli:- Se state buoni fino in America, v’insegno un gioco. E' il
gioco più vecchio del mondo ma secondo me per voi è nuovo. Si chiama “Passa
Paperino con la pipa in bocca”.
I truci
si sedettero in cerchio secondo le direttive di Vantin. Alcuni si sforzarono di
capire le regole e i loro volti scimmieschi assunsero espressioni corrucciate,
e come se centinaia di schiavi egiziani spingessero un immenso blocco di pietra
per formare la base di una piramide, le loro menti lentamente e faticosamente
cercarono di accendersi e afferrare i rudimenti di questo inedito gioco. Tutti
i truci mostrarono i pugni mentre Vantin iniziò a cantare la filastrocca:- Passa
Paperino, con la pipa in bocca, guai chi gliela tocca, gliel' hai toccata
precisamente tu!
Dopo due
giri, Mario era eliminato.
- Sei
stato eliminato!
- Mondo
bischero, posso rigiocare?
- Se sei
stato eliminato, sei stato eliminato e non puoi rigiocare. Sono le regole.
Dopo la
triviale risata di alcuni truci più beffardi, il gioco riprese. Un
ammutinamento venne così sedato e tutti vissero felici e contenti. Per il
momento.
Colombo
fece chiamare Vantin e con aria grave gli chiese:- Tu prima hai detto che se
vado verso ovest scopro l'America, non è vero? C'è l'America e non le Indie?
- Sì,
c'è l'America. Chiamata America in onore di Amerigo che scoprì che non erano le
Indie.
- Io
scoprirò l'America, non è vero?
- Tu la
scoprirai. E si studierà sui libri di storia. L'America e non le Indie.
- Perché
mai deve chiamarsi America come Amerigo? Io mi chiamo Colombo e se scopro l'America,
la chiamo Colombia.
- Mi
sembra più che legittimo. Colombia come Colombo.
- E non
America come Amerigo.
- E non
Francia come Franco.
- E non
Germania come Germano.
- Gli
esempi mi sembrano più che sufficienti.
Passarono
altri giorni e si veleggiava ancora verso gli ignoti confini del mondo. I
confini del mondo restavano sempre ignoti e si veleggiava lo stesso. Molti a
bordo della veleggiante Santa Maria stavano perdendo la pazienza, avevano
lasciato il gas acceso nelle loro case a Siviglia (molti rudi erano di
Siviglia) e desideravano solo tornare indietro.
A questi
gravissimi problemi, se ne aggiungevano altri più lievi, come quell’epidemia di
peste bubbonica che faceva ogni giorno un mucchio di morti che dovevano essere
buttati in mare. Dei marinai poco diligenti quando c'era da ripulire la nave
dai morti, ne nascondevano alcuni sotto i tappeti.
MESSAGGIO
SATANICO INSERITO A CASO NEL BEL MEZZO DELLA NARRAZIONE: Satana è bello. FINE
DEL MESSAGGIO SATANICO.
Un bel
giorno, quando il mare era limpido e il cielo rosato come il vomito di Mario
che aveva mangiato un eccellente zuppa di polpi, l'ammiraglio Colombo vide una
colomba e il marinaio Sparviero vide un gabbiano. Questi avvenimenti
significavano che: 1) Il mal di mare di Mario non accennava a diminuire; 2) La
cucina di Alfredo Panzòn era migliorata, all'inizio preparava solo minestre
verdognole e spezzatino di ratti; 3) L'avvistamento di una colomba da parte di
Colombo, oltre ad essere una buffa coincidenza a causa del nome dell'animale e
dell'ammiraglio, dimostrava ai miscredenti che la terra, in particolare quella
della Colombia, era vicina; 4) L'avvistamento di un gabbiano da parte di Sparviero
confermava quell’ipotesi ma non costituiva un altro buffo equivoco con i nomi.
Cristoforo
decise di elargire un piccolo premio al primo che avvistasse la terra, anche
per far si che nei suoi marinai si riaccendesse la speranza di poter finalmente
vedere questi ignoti confini del mondo. Subito, tutti quei pendagli da forca si
misero a scrutare l'orizzonte. Il premio era ciò che più gli interessava, i più
materialisti già se lo figuravano in monete d'oro, e l'ammiraglio possedeva più
oro che zecche nei capelli tanto era nelle grazie della regina di Spagna, Dio
salvi la regina di Spagna. I più golosi invece sognavano come premio di poter
mangiare al tavolo dell'ammiraglio, dove solo Vantin era ammesso e dove si
poteva mangiare qualcosa di diverso dalla solita brodaglia verde che Alfredo,
il cuoco di bordo, scodellava all'intera ciurma (anche se la cucina era
migliorata). Altri anelavano a un premio che poteva consistere in una medaglia,
un giornaletto porno dell'ammiraglio, un cappello frigio, un bacio una volta
tornati in Spagna dalla regina di Spagna, Dio salvi la regina di Spagna. In un
modo o nell'altro, tutti quei disperati stavano col naso puntato verso
l'orizzonte, dove il mare si fondeva col cielo, per cercar di scorgere uno
scoglio o un sassolino che affiorasse dall'acqua. Alcuni erano arrampicati
sugli alberi della nave, altri appesi al cordame e in bilico in ardite
posizioni per avere un metro di vantaggio sullo sguardo degli altri. Colombo
passava sotto l'albero maestro e con tutta la sua forza lo calciava, riuscendo
quasi sempre a far cadere in mare un paio dei marinai più maturi.
Bonafede
era italiano, uno dei pochi siciliani a imbarcarsi su una caravella di Colombo,
non sapeva una parola in spagnolo e anzi parlava solo una sorta di lingua sua
che usciva strisciando da quella fessura provocata dalla mancanza di due
incisivi sul suo ghigno, quasi sempre ringhiante. Parlava poco o per niente, il
suo migliore amico era un coltello a serramanico che sibilava quando veniva
estratta la lama. Come sempre stava giocherellando con il suo coltello,
disinteressandosi dell'agitazione del resto dell'equipaggio che cercava i
sempre ignoti confini del mondo per un misero premio di quel tirchio
dell'ammiraglio. Il vento fischiò alle orecchie di Bonafede, tanto che gli
parve di sentire un suo simile che lo provocava. Eh si, Bonafede era un vero
siciliano e il mare gli faceva pensare con nostalgia alla sua Sicilia e a tutti
gli amici che doveva ancora minacciare perchè avevano parlato con sua sorella o
perchè avevano abbattuto il suo vecchio
asino che aveva preso una storta. Si girò di scatto e si guardò intorno
speranzoso di trovare qualcuno da minacciare. E vide qualcosa tra le brume,
dove gli altri occhi non ardiscono arrivare, dove solo la sua vista d’aquila
riusciva a spingersi. Vide quello che pressappoco era uno scoglio ma che poteva
anche essere...
- Terra!-
gridò nello stesso momento Alfredo, il cuoco di bordo.
Era
proprio la Colombia. Bonafede e Alfredo si precipitarono dall’ammiraglio per
ricevere il premio. Si spintonavano e avrebbero potuto uccidersi per quel
misterioso compenso.
- L’ho
vista prima io!
- Sì, ma
sono stato io a dirlo per primo!
- Calmi,
uomini! – intervenne Colombo, - Il premio consiste nella mia completa stima. E
io posso stimarvi anche tutti e due.
Bonafede
e Alfredo, delusi, se ne stavano per andare, quando l’ammiraglio aggiunse
qualcos’altro.
-
Preparatevi, sbarcherò al più presto con voi due e Vantin per vedere se questa
terra è popolata.
Lo
sbarco non fu per nulla trionfale. Colombo si tuffò nell’acqua gelida e
raggiunse con poche bracciate la sabbia del nuovo continente, che baciò e poi
sputacchiò.
Sopraggiunse
un indigeno colto che aveva studiato a Oxford, che lesse agli europei un lungo
discorso di benvenuto. Alfredo, Vantin e Bonafede raggiunsero il loro
ammiraglio che finiva di squartare il selvaggio.
- Uhm…
Concludo dicendo che questo nuovo paese consacrato alla regina di Spagna, Dio
benedica la regina, è abitato da volgari selvaggi diversi da noi e senza Dio,
che vanno sistematicamente sterminati.
-
Giusto! - rispose Bonafede al suo ammiraglio.
- Uhm…–
disse allora Colombo estraendo di tasca un moderno Swatch senza numeri, - Siamo
appena sbarcati in Colombia e già non vedo l’ora di importare degli schiavi neri.
Vantin,
che era un benpensante, non afferrò l’ultima sottigliezza di Colombo, e
chiese:- Ma è proprio necessario praticare lo schiavismo?
-
Suvvia, pensaci a modo, se non portiamo i neri nel Nuovo Mondo, non nasceranno
mai Jimi Hendrix, Chuck Berry, Martin Luther King e le Supremes!
Mentre
Vantin pian piano si convinceva a questi astrusi ragionamenti, il cuoco Alfredo
aveva preparato una piccola colazione per l’ammiraglio. Aveva farcito due fette
di pane scadente con feci di orso: inconsapevolmente aveva creato il primo
Hamburger.
- Questa
valle la raderemo al suolo e ci faremo delle industrie. Quella tribù pellerossa
la abbatteremo e ci faremo una fabbrica di jeans…
Che
sognatore l’ammiraglio!
Frugando
tra le cose dell’indigeno, Vantin trovò un calumet della pace.
- Lascia
fare, ho io da accendere! – disse Bonafede.
Bonafede
fece un tiro inghiottendo il fumo e buttandolo fuori dalle orecchie. Poi anche
Vantin avvicinò le sue labbra al calumet e subito gli si annebbiò la vista.
Quale stupida incredibile avventura stava vivendo? Aveva appena scoperto
l’America insieme a Colombo, lui che era uscito solo per buttare fuori la
spazzatura. Aveva ancora il sacchetto di plastica in mano, ormai stava
cominciando a fare odore. Non vedendo bidoni, abbandonò il sacchetto ai piedi
di un’imponente sequoia. Vantin si allontanò facendo finta di niente.
Quella
sera trasmettevano “Quel Gran Pezzo Dell’Ubalda Tutta Nuda e Tutta Calda” su Canale
5. Vantin arrivò in tempo per vedere la scena dove Pippo Franco travestito da
Artista è rincorso dal mugnaio a cui ha appena chiavato la Fenech. Finito il
film, andò a letto presto: gli faceva ancora male la testa, per via del
calumet.

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