sabato 1 agosto 2015

VANTIN E CRISTOFORO COLOMBO

La Santa Maria, la più grande delle tre caravelle che da mesi veleggiavano verso gli ignoti confini del mondo, veleggiava verso gli ignoti confini del mondo. L'ammiraglio Colombo era un genovese, e come i genovesi viaggiava sempre senza pagare il biglietto. O erano i portoghesi che non pagavano il biglietto? Mah!
Il nostro ammiraglio poteva fare il bello e il cattivo tempo, comandava una ciurma composta dai peggiori gaglioffi che si potessero assoldare nei peggiori porti spagnoli, aveva un fermacarte d'oro con le sue iniziali e un berretto frigio con scritto “Ammiraglio”, fronte e retro.
L'ammiraglio Colombo era rispettato dalla sua ciurma, perchè partecipava alle gare di sputi e i suoi scaracchi erano più grumosi e più neri di quelli di tutti i suoi marinai, aveva masticato più tabacco di quei rudi uomini e loro riconoscevano la sua virilità.
Quel giorno il mare era verde come il vomito del mozzo Mario, che col mal di mare si era fatto tutto il viaggio e a forza di vomitare aveva un alito che pareva una fogna a cielo aperto.
Vantin piovve all'improvviso apparendo dal niente, come il tenente Colombo quando appare senza preavviso alle spalle dell’assassino. Cadde sul legno del veleggiante legno con grande fragore di ossa che sbattono sul legno. Tutta la truce ciurma osservò l'essere piombato dal cielo.
- Uno scroccone che vuole un passaggio gratis!- disse un rude, che evidentemente l’aveva scambiato per genovese o portoghese.
- Sono mesi che veleggiamo verso gli ignoti confini del mondo!- disse un rude che aveva letto qualche riga più su.
- Sono mesi che mangiamo solo croste di formaggio come topi di fogna, mangiamoci lo scroccone!- disse un rude che era anche cannibale tanto era truce e brutto e sporco e pieno di croste caccole cacca sporco schifo muffa peste lebbra e ascoltava gli Slayer.  
- Buttiamolo in mare!- disse Mario, ma tutti si spostarono perchè aveva aperto quella putrida fogna che era la sua bocca.
L'ammiraglio Colombo si fece largo tra i larghi e si fece anche magro per non offendere nessuno, arrivò in prossimità di Vantin e disse, con fare autorevole:- Belin! (che vuol dire “Corna d'alce”)
Qualche ora dopo, Vantin era seduto al tavolo di Colombo, le carte nautiche ammonticchiate in un angolo, i due stavano bevendo il the e chiacchieravano come comari.
- Belin! (che vuol dire “Per mille ghiande”), tu vieni davvero dal futuro? Allora, dimmi, quanti scudetti vincerà il Genoa?
- Nove penso. Ma tu se vai dritto scopri l'America.
- America? Per quel che me ne frega, belin d'un belin! (che vuol dire “Corpo di Bacco”). Solo nove scudetti? E la Juve?
L' ammiraglio Colombo era un vecchio malaticcio, sudava in continuazione e puzzava di vino. Prese Vantin sotto la sua protezione, gli spiegò che stava andando verso le Indie con tre caravelle della regina di Spagna, Dio salvi la regina di Spagna, gli disse anche che il re del Portogallo aveva cercato di fare il genovese imbarcandosi a scrocco, e che lui l’aveva scacciato dalla nave a calci nel culo.
La ciurma di truci schifosi puzzolenti croste sanguisughe pezzenti ladri putrefazione cacca eccetera era molto invidiosa delle preferenze che il loro ammiraglio dal berretto frigio accordava al nuovo venuto, meglio sarebbe stato sbatterlo subito in mare, dicevano.
Un rude prese parola:- Basta! Siamo stufi di veleggiare verso i confini ignoti del modo se il nostro ammiraglio non ci racconta le favole prima di andare a letto perchè deve parlare del futuro con quella specie di cocchino d’un pronipote!
- Ammutiniamoci, compagni!- disse Mario, vomitando anche l'anima in un potentissimo attacco di mal di mare.
Siccome le urla degli sbraitanti marinai coperti di sterco pustole e fango sovrastavano addirittura la musica e la voce roca di Burzum che usciva a volume altissimo dai loro apparecchi hi-fi, Colombo e Vantin si preoccuparono seriamente, e corsero a calmare gli inferociti mezzi uomini e mezzi australopitechi.
Vantin cercò di calmarli:- Se state buoni fino in America, v’insegno un gioco. E' il gioco più vecchio del mondo ma secondo me per voi è nuovo. Si chiama “Passa Paperino con la pipa in bocca”.
I truci si sedettero in cerchio secondo le direttive di Vantin. Alcuni si sforzarono di capire le regole e i loro volti scimmieschi assunsero espressioni corrucciate, e come se centinaia di schiavi egiziani spingessero un immenso blocco di pietra per formare la base di una piramide, le loro menti lentamente e faticosamente cercarono di accendersi e afferrare i rudimenti di questo inedito gioco. Tutti i truci mostrarono i pugni mentre Vantin iniziò a cantare la filastrocca:- Passa Paperino, con la pipa in bocca, guai chi gliela tocca, gliel' hai toccata precisamente tu!
Dopo due giri, Mario era eliminato.
- Sei stato eliminato!
- Mondo bischero, posso rigiocare?
- Se sei stato eliminato, sei stato eliminato e non puoi rigiocare. Sono le regole.
Dopo la triviale risata di alcuni truci più beffardi, il gioco riprese. Un ammutinamento venne così sedato e tutti vissero felici e contenti. Per il momento.
Colombo fece chiamare Vantin e con aria grave gli chiese:- Tu prima hai detto che se vado verso ovest scopro l'America, non è vero? C'è l'America e non le Indie?
- Sì, c'è l'America. Chiamata America in onore di Amerigo che scoprì che non erano le Indie.
- Io scoprirò l'America, non è vero?
- Tu la scoprirai. E si studierà sui libri di storia. L'America e non le Indie.
- Perché mai deve chiamarsi America come Amerigo? Io mi chiamo Colombo e se scopro l'America, la chiamo Colombia.
- Mi sembra più che legittimo. Colombia come Colombo.
- E non America come Amerigo.
- E non Francia come Franco.
- E non Germania come Germano.
- Gli esempi mi sembrano più che sufficienti.   
Passarono altri giorni e si veleggiava ancora verso gli ignoti confini del mondo. I confini del mondo restavano sempre ignoti e si veleggiava lo stesso. Molti a bordo della veleggiante Santa Maria stavano perdendo la pazienza, avevano lasciato il gas acceso nelle loro case a Siviglia (molti rudi erano di Siviglia) e desideravano solo tornare indietro.
A questi gravissimi problemi, se ne aggiungevano altri più lievi, come quell’epidemia di peste bubbonica che faceva ogni giorno un mucchio di morti che dovevano essere buttati in mare. Dei marinai poco diligenti quando c'era da ripulire la nave dai morti, ne nascondevano alcuni sotto i tappeti.
MESSAGGIO SATANICO INSERITO A CASO NEL BEL MEZZO DELLA NARRAZIONE: Satana è bello. FINE DEL MESSAGGIO SATANICO.
Un bel giorno, quando il mare era limpido e il cielo rosato come il vomito di Mario che aveva mangiato un eccellente zuppa di polpi, l'ammiraglio Colombo vide una colomba e il marinaio Sparviero vide un gabbiano. Questi avvenimenti significavano che: 1) Il mal di mare di Mario non accennava a diminuire; 2) La cucina di Alfredo Panzòn era migliorata, all'inizio preparava solo minestre verdognole e spezzatino di ratti; 3) L'avvistamento di una colomba da parte di Colombo, oltre ad essere una buffa coincidenza a causa del nome dell'animale e dell'ammiraglio, dimostrava ai miscredenti che la terra, in particolare quella della Colombia, era vicina; 4) L'avvistamento di un gabbiano da parte di Sparviero confermava quell’ipotesi ma non costituiva un altro buffo equivoco con i nomi.
Cristoforo decise di elargire un piccolo premio al primo che avvistasse la terra, anche per far si che nei suoi marinai si riaccendesse la speranza di poter finalmente vedere questi ignoti confini del mondo. Subito, tutti quei pendagli da forca si misero a scrutare l'orizzonte. Il premio era ciò che più gli interessava, i più materialisti già se lo figuravano in monete d'oro, e l'ammiraglio possedeva più oro che zecche nei capelli tanto era nelle grazie della regina di Spagna, Dio salvi la regina di Spagna. I più golosi invece sognavano come premio di poter mangiare al tavolo dell'ammiraglio, dove solo Vantin era ammesso e dove si poteva mangiare qualcosa di diverso dalla solita brodaglia verde che Alfredo, il cuoco di bordo, scodellava all'intera ciurma (anche se la cucina era migliorata). Altri anelavano a un premio che poteva consistere in una medaglia, un giornaletto porno dell'ammiraglio, un cappello frigio, un bacio una volta tornati in Spagna dalla regina di Spagna, Dio salvi la regina di Spagna. In un modo o nell'altro, tutti quei disperati stavano col naso puntato verso l'orizzonte, dove il mare si fondeva col cielo, per cercar di scorgere uno scoglio o un sassolino che affiorasse dall'acqua. Alcuni erano arrampicati sugli alberi della nave, altri appesi al cordame e in bilico in ardite posizioni per avere un metro di vantaggio sullo sguardo degli altri. Colombo passava sotto l'albero maestro e con tutta la sua forza lo calciava, riuscendo quasi sempre a far cadere in mare un paio dei marinai più maturi.
Bonafede era italiano, uno dei pochi siciliani a imbarcarsi su una caravella di Colombo, non sapeva una parola in spagnolo e anzi parlava solo una sorta di lingua sua che usciva strisciando da quella fessura provocata dalla mancanza di due incisivi sul suo ghigno, quasi sempre ringhiante. Parlava poco o per niente, il suo migliore amico era un coltello a serramanico che sibilava quando veniva estratta la lama. Come sempre stava giocherellando con il suo coltello, disinteressandosi dell'agitazione del resto dell'equipaggio che cercava i sempre ignoti confini del mondo per un misero premio di quel tirchio dell'ammiraglio. Il vento fischiò alle orecchie di Bonafede, tanto che gli parve di sentire un suo simile che lo provocava. Eh si, Bonafede era un vero siciliano e il mare gli faceva pensare con nostalgia alla sua Sicilia e a tutti gli amici che doveva ancora minacciare perchè avevano parlato con sua sorella o perchè avevano  abbattuto il suo vecchio asino che aveva preso una storta. Si girò di scatto e si guardò intorno speranzoso di trovare qualcuno da minacciare. E vide qualcosa tra le brume, dove gli altri occhi non ardiscono arrivare, dove solo la sua vista d’aquila riusciva a spingersi. Vide quello che pressappoco era uno scoglio ma che poteva anche essere...
- Terra!- gridò nello stesso momento Alfredo, il cuoco di bordo.            
Era proprio la Colombia. Bonafede e Alfredo si precipitarono dall’ammiraglio per ricevere il premio. Si spintonavano e avrebbero potuto uccidersi per quel misterioso compenso.
- L’ho vista prima io!
- Sì, ma sono stato io a dirlo per primo!
- Calmi, uomini! – intervenne Colombo, - Il premio consiste nella mia completa stima. E io posso stimarvi anche tutti e due.
Bonafede e Alfredo, delusi, se ne stavano per andare, quando l’ammiraglio aggiunse qualcos’altro.
- Preparatevi, sbarcherò al più presto con voi due e Vantin per vedere se questa terra è popolata.
Lo sbarco non fu per nulla trionfale. Colombo si tuffò nell’acqua gelida e raggiunse con poche bracciate la sabbia del nuovo continente, che baciò e poi sputacchiò.
Sopraggiunse un indigeno colto che aveva studiato a Oxford, che lesse agli europei un lungo discorso di benvenuto. Alfredo, Vantin e Bonafede raggiunsero il loro ammiraglio che finiva di squartare il selvaggio.
- Uhm… Concludo dicendo che questo nuovo paese consacrato alla regina di Spagna, Dio benedica la regina, è abitato da volgari selvaggi diversi da noi e senza Dio, che vanno sistematicamente sterminati.
- Giusto! - rispose Bonafede al suo ammiraglio.
- Uhm…– disse allora Colombo estraendo di tasca un moderno Swatch senza numeri, - Siamo appena sbarcati in Colombia e già non vedo l’ora di importare degli schiavi neri.
Vantin, che era un benpensante, non afferrò l’ultima sottigliezza di Colombo, e chiese:- Ma è proprio necessario praticare lo schiavismo?
- Suvvia, pensaci a modo, se non portiamo i neri nel Nuovo Mondo, non nasceranno mai Jimi Hendrix, Chuck Berry, Martin Luther King e le Supremes!
Mentre Vantin pian piano si convinceva a questi astrusi ragionamenti, il cuoco Alfredo aveva preparato una piccola colazione per l’ammiraglio. Aveva farcito due fette di pane scadente con feci di orso: inconsapevolmente aveva creato il primo Hamburger.
- Questa valle la raderemo al suolo e ci faremo delle industrie. Quella tribù pellerossa la abbatteremo e ci faremo una fabbrica di jeans…
Che sognatore l’ammiraglio!
Frugando tra le cose dell’indigeno, Vantin trovò un calumet della pace.
- Lascia fare, ho io da accendere! – disse Bonafede.
Bonafede fece un tiro inghiottendo il fumo e buttandolo fuori dalle orecchie. Poi anche Vantin avvicinò le sue labbra al calumet e subito gli si annebbiò la vista. Quale stupida incredibile avventura stava vivendo? Aveva appena scoperto l’America insieme a Colombo, lui che era uscito solo per buttare fuori la spazzatura. Aveva ancora il sacchetto di plastica in mano, ormai stava cominciando a fare odore. Non vedendo bidoni, abbandonò il sacchetto ai piedi di un’imponente sequoia. Vantin si allontanò facendo finta di niente.

Quella sera trasmettevano “Quel Gran Pezzo Dell’Ubalda Tutta Nuda e Tutta Calda” su Canale 5. Vantin arrivò in tempo per vedere la scena dove Pippo Franco travestito da Artista è rincorso dal mugnaio a cui ha appena chiavato la Fenech. Finito il film, andò a letto presto: gli faceva ancora male la testa, per via del calumet.


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